IL GIALLO ALL'ITALIANA
- 12 feb
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Aggiornamento: 1 giorno fa
Il giallo all'italiana rappresenta uno dei contributi più originali e influenti che l'Italia abbia dato al cinema dal punto di vista globale. Nato negli anni Sessanta e esploso negli anni Settanta, questo filone mescola elementi del thriller classico, dell'horror e dello slasher, con un'estetica unica: omicidi brutali e stilizzati, assassini con "guanti neri", ambientazioni, suspense psicologica e un forte sottofondo erotico. A differenza del "giallo" letterario, come i romanzi polizieschi dalla copertina gialla della Mondadori, il giallo cinematografico italiano privilegia l'atmosfera, la violenza grafica e lo stile visivo rispetto alla pura indagine logica, avvicinandosi di più al genere horror che thriller.
Le origini: il maestro Mario Bava

Le radici del giallo italiano affondano negli anni Sessanta, anche se esempi cinematografici esistevano già prima.
Il vero punto di svolta arriva con Mario Bava, maestro della fotografia e regista visionario, considerato il "padre" di questo sottogenere. Nel 1964 Bava dirige Sei donne per l'assassino, il film che codifica le regole del giallo: un assassino mascherato, spesso con impermeabile e guanti neri, che uccide vittime, di solito attraenti, in un contesto di alta moda con delitti coreografici. La pellicola di Bava mescola horror gotico, erotismo e critica sociale al mondo dell'apparenza. Il registaitaliano aveva già sperimentato gli elementi che poi avrebbero definito questo sottogenere con La ragazza che sapeva troppo (1963) come, nonostante il film sia in bianco e nero, l'utilizzo spropositato delle luci, elemento che verrà ripreso da Dario Argento in Suspiria, ma è con "Sei donne per l'assassino" che Bava definisce il look che poi i registi nei successivi anni avrebbero ripreso: colori vividi, inquadrature eleganti e una violenza che è allo stesso tempo estetica e scioccante. Il suo lavoro influenza profondamente il cinema horror successivo, dal gotico italiano al futuro slasher americano, con elementi che possiamo ritrovare nei primi film di Venerdì 13.
L'età d'oro: Dario Argento e gli anni Settanta
Tra il 1970 e il 1975 il genere inizia a farsi notare, con decine di film prodotti ogni anno. Il principale esponente del giallo all'italiana è senza dubbio Dario Argento che diventa il nuovo maestro, portando il giallo a livelli di qualità e commercialità mai visti. Il suo esordio L'uccello dalle piume di cristallo (1970) lancia la "Trilogia degli animali", che verrà completata dai film Il gatto a nove code (1971) e 4 mosche di velluto grigio (1971). Argento perfeziona la formula di Bava: omicidi spettacolari, protagonisti stranieri e una regia iper-stilizzata con zoom e montaggio frenetico.
Il suo capolavoro assoluto rimane Profondo Rosso del 1975: uno smisurato utilizzo di suspense che unito alla musica, prodotta dalla band dei Goblin come la famosa colonna sonora, creano una delle migliori opere cinematografiche prodotte dal nostro Paese; così importante e bella che venne gradita anche dagli spettatori in tutto il mondo e dai più importanti registi di film horror americani. Due anni dopo, nel 1977 Argento fece uscire nelle sale un'altro film, Suspiria: in questa pellicola il regista riprende l'importante utilizzo delle luci usato in precedenza da Bava nel film "La ragazza che sapeva troppo", aggiungendo però la vivacità dei colori come il rosso, il verde ed il blu, che non possono non essere notati in questo film di Argento.

Gli elementi che caratterizzano il "giallo all'italiana"
Il primo elemento da analizzare è ovviamente l'assassino, quasi sempre anonimo per tutta la durata del film, fino al grande finale dove la rivelazione dell'identità è spesso sorprendente.
Le uccisioni del killer sono elaborate, quasi artistiche e non banali con l'utilizzo di oggetti come rasoi, filo spinato e persino vetri anche se non mancano i semplici coltelli, infatti la violenza è esplicita ma stilizzata, diversa dagli slasher degli anni '80 prodotti negli Stai Uniti.
L'ambientazione di questi film è spesso situata in Italia, forse perchè i registi si trovavano più a loro agio, in città importanti come Roma, Milano e Torino o anche Paesi esteri, con interni lussuosi ed un'architettura moderna.
L'ultimo elemento è l'erotismo, non presente in tutti i film, ma con scene sensuali che precedono o accompagnano la violenza, creando in certe situazioni uccisioni di coppia.
Il declino e l'eredità dei giorni nostri
Negli anni Ottanta il "giallo all'italiana" inizia a perdere popolarità perchè gli spettatori si appassionano maggiormente ai film slasher o splatter e quindi i registi e le case di produzione ne risentono anche dal punto di vista economico, senza contare la concorrenza della televisione. Molti registi decidono di passare ad altre tipologie di film, anche perchè l'horror rimaneva il genere più criticato, o all'horror esplicito proprio per cavalcare l'onda dei film slasher.
Tuttavia dopo un paio di decenni si sta riprovando a replicare vagamente alcuni di quei film che avevano dato popolarità al genere: un esempio è Suspiria (2018), remake di Luca Guadagnino. In questi ultimi anni non è nata una vera e propria rinascita del "giallo all'italiana" ma si sta provando molto lentamente a riportare le persone ad appassionarsi di nuovo a questa tipologia di fim; film che hanno dato alla nostra Italia un piccolo spazio di fama.
Quindi...
Il giallo italiano non è solo un sottogenere dell'horror: è un'estetica, un modo di intendere la paura come arte. Attraverso la lente di Bava, Argento e registi successivi, l'Italia ha trasformato il crimine in spettacolo visivo, la suspense in esperienza sensoriale e l'horror in critica sociale. In un'epoca di horror maggiormente delicati e psicologici, tornare a questi film significa riscoprire il brivido puro e spietato che il cinema italiano degli anni d'oro sapeva offrire.
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