
Anni '60
L'orrore psicologico degli Anni '60: un decennio di paura innovativa
Negli anni '60 il genere horror inizia a distaccarsi dai mostri classici e dall'influenza del genere fantascientifico. In questi anni vengono preferiti gli horror psicologici, dove il nemico del protagonista è un semplice essere umano come tanti. Questa è una svolta nel genere perchè fino a quel momento l'antagonista del film era sempre stato raffigurato come qualcosa di lontano dall'umanità come un mostro o un alieno.
Per questo motivo Psycho viene considerato come uno dei film rivoluzionari per il genere, proprio perchè il killer è un uomo e anche per come l'unica uccisione del film viene realizzata, cercando di renderla meno cruenta possibile.
Durante gli anni '60 iniziò la corrente del femminismo e molti film iniziarono a dare alle donne non solo ruoli secondari ma anche ruoli di maggior rilievo e in certi casi la protagonista era una donna. Da questo periodo nascono le "final girl", spesso protagoniste nei film slasher degli anni '70 e '80 come Sally Hardesty e Laurie Strode.
Nel 1968 esce il film La notte dei morti viventi che può essere considerato il primo film concentrato sugli zombie che conosciamo oggi, ovvero non morti cannibali.
Gli anni '60, aumenta la dose di violenza
I film più importanti di questo decennio sono i seguenti:
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Psycho (1960) di Alfred Hitchcock. TRAMA - Marion Crane, una segretaria di Phoenix frustrata dalla sua vita sentimentale e finanziaria decide di rubare 40.000 dollari dal suo datore di lavoro e fugge in auto verso la California, dove intende raggiungere il suo amante Sam Loomis. Durante il viaggio, sotto una forte pioggia, si ferma al remoto Bates Motel, gestito dal gentile ma nervoso Norman Bates, che vive con la madre in una vecchia casa dietro al motel. Dopo una conversazione intima con Norman nella sua stanza, Marion decide di restituire i soldi e tornare indietro. Ma mentre fa la doccia, avviene la celebre e scioccante scena dell'omicidio, che cambia completamente il corso della storia. Il film si sposta poi su indagini private e ufficiali, coinvolgendo la sorella di Marion, Lila, Sam e un investigatore, mentre emergono i segreti oscuri di Norman e della sua relazione con la madre.
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L'occhio che uccide (1960) di Michael Powell. TRAMA - Un giovane e riservato assistente cinematografico, Mark Lewis, con una passione ossessiva per la fotografia e il cinema lavora in uno studio durante il giorno ma di notte filma segretamente donne in situazioni intime o spaventose, usando una cinepresa dotata di una lama nascosta per catturare l'espressione di terrore puro delle vittime al momento della morte. La trama si approfondisce rivelando il trauma infantile di Mark: suo padre, uno psicologo, lo usava come soggetto per esperimenti sulla paura, filmando costantemente le sue reazioni. Questo ha distorto la sua psiche, portandolo a replicare quel voyeurismo letale. Mark incontra Helen, una dolce inquilina del suo palazzo, con cui sviluppa un legame affettuoso; lei è curiosa della sua vita e cerca di avvicinarsi, ignara del suo lato oscuro.

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Rosemary's Baby (1968) di Roman Polansky. TRAMA - La storia si concentra su Rosemary Woodhouse, una giovane casalinga cattolica, e suo marito Guy, un attore in cerca di successo. La coppia si trasferisce nel Bramford, un elegante ma inquietante palazzo di New York con una storia di occultismo. Fanno amicizia con i vicini anziani e invadenti, Minnie e Roman Castevet, che si dimostrano eccessivamente premurosi. Guy, ambizioso, inizia a frequentarli di più, e presto Rosemary rimane incinta a causa di una molestia subita dal diavolo durante una notte. Durante la gravidanza, soffre di dolori intensi, perde peso, diventa pallida e anemica; il medico raccomandato dai Castevet minimizza tutto. Rosemary sviluppa una paranoia crescente: sospetta che i vicini, il marito e persino l'ostetrico facciano parte di una setta satanica che vuole il suo bambino per scopi rituali. Cerca aiuto da amici e un altro medico, ma viene isolata e considerata isterica.
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La notte dei morti viventi (1968) di George A. Romero. TRAMA - Barbara e suo fratello Johnny visitano la tomba del padre in un cimitero rurale. Improvvisamente, un uomo strano attacca Johnny, uccidendolo, e Barbara fugge terrorizzata verso una fattoria isolata. Lì trova Ben, un uomo pratico e deciso ed iniziano a barricare la casa contro un crescente numero di "ghoul" (morti che ritornano in vita e mangiano i vivi). Presto si uniscono altri sopravvissuti nascosti in cantina: la coppia Harry e Helen Cooper con la figlia ferita, e i giovani Tom e Judy. Il gruppo litiga ferocemente sulla strategia di difesa, mentre ascoltano notizie radio e TV su un'epidemia misteriosa. Tentano piani di fuga, ma l'assedio degli zombie diventa sempre più oppressivo, con tensioni razziali, di genere e di leadership che esplodono internamente.



I registi più importanti dell'epoca
Prima avevamo già parlato di come i registi degli anni '60 spostano il focus dai mostri classici al terrore psicologico, al voyeurismo e alle paure sociali, usando tecniche innovative come suspense montata e suggestione visiva. Bene, allora vediamo quali sono questi registi:
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Alfred Hitchcock, famoso soprattutto per il suo capolavoro Psycho (1960), considerato uno dei film rivoluzionari del genere. Maestro della suspense, usata proprio in Psycho e The Birds (1963), montaggi rapidi e inquadrature soggettive per non mostrare esplicitamente la violenza, come la famosa scena della doccia in Psycho, dove lo stesso regista spiegò come fosse difficile filmare un omicidio sotto la doccia con una donna svestita, cosa che al tempo era impensabile vedere.
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Michael Powell, con L'occhio che uccide (Peeping Tom in lingua originale) (1960), anticipa i temi sul voyeurismo e serial killer attraverso colori vividi, inquadrature dalla prospettiva della cinepresa del killer, scandalizzando il pubblico dell'epoca che non era abituato a certe immagini.
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Roman Polanski privilegia l'horror psicologico e claustrofobico: in Repulsion (1965) usa distorsioni visive e suoni amplificati per ritrarre la follia, mentre in Rosemary's Baby (1968) crea paranoia attraverso ambiguità narrativa e dettagli quotidiani inquietanti, come la continua presenza dei vicini di casa di Rosemary e Guy.
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George A. Romero, regista di La notte dei morti viventi (1968), un film low budget, rivoluziona il genere usando un bianco e nero crudo. Romero affronta anche tematiche del tempo come problemi familiari, di genere o razzismo infatti il ruolo del protagonsta viene affidato per la prima volta in un film horror ad un uomo nero. Un altro elemento importante usato in questo film e ripreso in altri sempre di Romero è il gore, con immagini molto cruente e l'idea di cannibalismo, che portarono scalpore e critica al tempo dell'uscita.
L'horror gotico tra Italia e Giappone negli Anni '60
Negli anni '60, mentre l'horror americano si volgeva al psicologico, Italia e Giappone svilupparono tradizioni distinte ma affascinanti, ricche di atmosfera gotica, folklore e visioni infernali. In Italia, il genere esplose con il "gotico all'italiana", inaugurato da Riccardo Freda alla fine degli anni '50 e da Mario Bava proprio negli anni '60. Quest'ultimo, maestro del colore e della luce, diresse La maschera del demonio (1960), un classico con Barbara Steele nei panni di una strega vampira, in un ambientazione piena di nebbie e castelli. In Giappone, l'horror attingeva a leggende tradizionali con un tocco moderno: nel 1960 il regista Nobuo Nakagawa realizza Jigoku, una visione grafica e surreale dell'inferno buddista, con tormenti cruenti e colori vividi. Kaneto Shindō viene ricordato per il film Onibaba (1964), un horror erotico e primitivo ambientato in paludi medievali con un ottimo utilizzo del bianco e nero.

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Primo incontro tra Marion Crane e Norman Bates da Psycho
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Trailer restaurato in 4K de L'occhio che uccide